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Autorizzazione scarichi idrici in corpi superficiali

Adempimento delle normative per le acque reflue


Le aziende che, per tipo di lavorazione e per posizione geografica, si trovano nella necessità di scaricare le acque reflue provenienti dal proprio impianto al di fuori della pubblica fognatura, quindi in corpi idrici superficiali (fiumi, torrenti e corsi d’acqua in genere) o, dove è ammesso sul suolo devono prima richiedere l’autorizzazione al Servizio Ambiente Difesa del Suolo e Tutela del Territorio della Provincia di Parma.

Occorre in particolare richiedere:

  • l’autorizzazione per la realizzazione di nuovi scarichi;
  • il rinnovo dell’autorizzazione, da effettuarsi almeno un anno prima della scadenza, per gli scarichi già esistenti;
  • l’autorizzazione per le acque meteoriche di dilavamento di aree esterne nei casi previsti dalla normativa regionale (Del. GR 1860/2006 e Del. GR 286/2005).

Le autorizzazioni allo scarico di acque reflue in acque superficiali e/o sul suolo hanno una validità di 4 anni.

VERIFICHE PRELIMINARI

1.Prima ancora di presentare domanda di autorizzazione allo scarico in acque superficiali o sul suolo, così come indicato di seguito, l’azienda deve verificare che la propria attività non sia tra quelle soggette a:

  • Verifica di assoggettabilità (Screening): l’azienda deve valutare se rientra o meno nelle attività descritte nell’Allegato IV alla Parte Seconda del D.Lgs.152/06 e s.m.i. e nell’Allegato B della Legge Regionale 9/99 e s.m.i.;
  • Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A).: l’azienda deve valutare se rientra o meno nelle attività descritte negli Allegati II e III alla Parte Seconda del D.Lgs.152/06 e s.m.i. e nell’Allegato A della Legge Regionale 9/99 e s.m.i.;
  • Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.): l’azienda deve inoltre verificare se la propria attività rientra o meno tra quelle descritte nell’Allegato I del D.Lgs. 59 del 18 febbraio 2005 e s.m.i.;
  • Autorizzazione unica ai sensi dell’art.12 comma 3 del D.Lgs. 387/03 e s.m.i.l’azienda deve verificare se la propria attività di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rientra tra quelle che hanno una capacità di generazione maggiore o uguale alla relativa soglia riportata in Tabella A nel D.Lgs. 387/03 e s.m.i.
  • Autorizzazione unica ai sensi dell’art.11 comma 8 del D.Lgs. 115/08: l’azienda rientra nel campo di applicazione del D.Lgs.115/08 se produce energia elettrica da fonti convenzionali tramite impianto di cogenerazione

2. Un’ulteriore verifica che deve essere effettuata presso l’azienda prima di predispore l’istanza di autorizzazione allo scarico in acque superficiali e/o sul suolo è valutare se il proprio impianto di trattamento delle acque reflue scarica in acque superficiali e/o sul suolo oppure in pubblica fognatura.

Se scarica in acque superficiali e/o sul suolo (ove ammesso):

l’apposita autorizzazione va richiesta alla Provincia competente. Si ricorda che lo scarico in acque superficiali è consentito solo nei casi in cui lo scarico nelle pubbliche fognature non sia possibile o risulti eccessivamente dispendioso.

Se scarica in pubblica fognatura:

l’autorizzazione va richiesta al Comune del territorio (tramite il SUAP) in cui si colloca l’impianto e non alla Provincia.

Se però l’attività dell’impianto rientra tra quelle soggette ad AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), la stessa va richiesta alla Provincia anche se lo scarico recapita nelle pubbliche fognature.

Una volta ottenuta l’autorizzazione sono previsti dei controlli per il monitoraggio degli scarichi stessi usufruendo della collaborazione di ARPA, Polizia Provinciale e Corpo Forestale dello Stato.

Nel caso non fossero rispettate tutte le prescrizioni indicate nell’atto dell’autorizzazione allo scarico, si applicheranno le sanzioni previste dal DLgs. 152/06.

La parte Terza del DLgs 152/06 disciplina il rilascio delle autorizzazioni allo scarico in corpi idrici superficiali o sul suolo e prevede la distinzione tra:

acque reflue industriali, acque di scarico provenienti da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento

Acque reflue industriali assimilabili alle domestiche: ovvero acque di scarico provenienti da installazioni commerciali o produttive che, per legge oppure per particolari requisiti qualitativi e quantitativi, possono essere considerate come acque reflue domestiche.

A seconda che l’azienda produca acque reflue industriali o industriali assimilabili alle domestiche si dovrà seguire un iter procedurale diverso.

Secondo l’art. 101 comma 7 del D.Lgs. 152/06 (Parte Terza) si possono definire le attività che producono acque reflue il cui scarico ha un impatto ambientale tale da poter essere considerato a tutti gli effetti come uno scarico domestico.

E’ quindi sufficiente verificare se la propria attività rientra tra quelle descritte.

Il D:lgs. 152/06 prevede anche la distinzione tra:

  • acque reflue industriali pericolose
  • acque reflue industriali non pericolose

A seconda della pericolosità dei propri scarichi le aziende sono tenute a rispettare differenti limiti di emissione.

L’all. 5 alla Parte III del DLgs 152/06 fornisce un elenco delle sostanze che emesse oltre una determinata quantità sono da ritenere pericolose.

Sono in particolare considerati scarichi di sostanze pericolose quelli che derivano da stabilimenti nei quali si svolgono attività che comportano la produzione, la trasformazione o l’utilizzazione delle sostanze indicate nella Tabella 3/a e 5 dell’all. 5 alla Parte III del DLgs152/06 in quantità e concentrazioni superiori ai limiti di rilevabilità fissati.

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